VACANZA PER UMANIZZARE IL TEMPO
Guigo il Certosino: “Nulla è più faticoso del non faticare”
“Dio cessò nel settimo giorno da tutto il lavoro che aveva fatto” (Gen 2,3): per il cristiano queste parole dovrebbero essere un forte ammonimento e trovare riscontro nella sua vita. L’astenersi dal lavoro, il riposare non equivale a creare il vuoto, non è solo “non lavoro”, ma è accedere a un altro rapporto con il mondo, con le cose, con l’operare. Umanizzare e santificare il tempo libero, la vacanza, è per il cristiano necessario e anche difficile quanto l’umanizzazione del lavoro e della vita sociale in vista di un equilibrio personale e collettivo. Che cosa dunque farà il cristiano della vacanza? Per lui, come per ogni essere umano, è innanzitutto l’occasione di cogliere se stesso nella natura. È un microcosmo, e quindi è nel rapporto con il cosmo che ritrova la sua vera dimensione e il suo mistero. Contemplare la natura, vivere immersi in essa, è una necessità, perché l’essere umano deve avere comunione con la natura. Purtroppo la vita quotidiana urbana, tecnicizzata, con la sua incapacità di pulsare con la natura ha indurito, nel linguaggio biblico “reso calloso”, il cuore umano, ma alla natura l’essere umano non può sfuggire. Assumere, riprendere i ritmi della natura, cogliersi in essa è essenziale per un’autentica umanizzazione. Quale ricchezza, quale esperienza di umanità si può fare nella comunione con tutte le cose! Con il germoglio che rompe la crosta terrestre, con il vecchio albero, con l’erba che fiorisce, con le pietre che rimangono ferme, salde, là dove noi le incontriamo sui nostri sentieri!
Nel tempo libero si dovrebbe dedicare ampio spazio, uno spazio particolare, al pensare. Sì, pensare! Si tratta di fermarsi e nella calma, nel silenzio, nel distacco dall’operare quotidiano, pensare… Chi sono? Da dove vengo? Dove vado? Per che cosa brucia il mio cuore? Chi sono gli altri per me? Domande elementari, ma varrebbe la pena, durante le vacanze, di leggere il libretto di Martin Buber, Il cammino dell’uomo, che pone al giovane e all’anziano queste domande fondamentali sulle quali dobbiamo tornare spesso nella vita per verificare la nostra autenticità, per misurarci con la nostra sorgente, per vivere ogni relazione nella verità e nello stupore dell’incontro.
Nelle vacanze a volte si ritrovano vecchi amici, a volte se ne incontrano di nuovi. Meravigliosa avventura quella dell’amicizia! Ma in essa la festa dell’incontro, della scoperta, deve essere autentica…
Insomma, le vacanze per il cristiano dovrebbero essere un’esperienza di gratuità, e la gratuità è un piacere, il piacere della libertà, libertà di incontrarsi, di scoprire l’altro diversamente, di incontrare Dio, libertà di fare una preghiera libera e creativa nello spazio poetico della natura…
Cambiare orizzonte è necessario all’essere umano, rinnovare il contatto con la natura fino a sperimentare una comunione è vitale e arricchente, mettersi in ascolto dello Spirito favorendo la vita interiore è indispensabile all’autenticità, ritrovare la comunione con Dio nella preghiera e nell’ascolto della Parola è condizione sine qua non per vivere di fede, di speranza e di carità. Lo Spirito di Dio plana sulle nostre vacanze in spiaggia, sui monti, nei boschi o nella contemplazione di opere d’arte, ma poi sta a noi ascoltarlo, cogliere la sua brezza, leggerne la presenza e quindi accoglierlo per umanizzarci maggiormente, crescere nella fede e quindi fare della nostra vita un’opera d’arte.
Enzo Bianchi